lunedì 16 marzo 2020

Diario della quarantena: giorno tre



Più passano le ore e più l’isolamento, ancorché non totale, nel senso che non c’è un coprifuoco come ha chiesto Bart De Wever (https://plus.lesoir.be/287509/article/2020-03-16/coronavirus-la-n-va-reclame-un-couvre-feu-et-une-interdiction-de-rassemblement) al governo federale, appare una condizione esistenziale curiosa. Davvero.
La mattinata l’ho passata attrezzando lo studio o una specie di studio in un angolo della sala dove in tutti questi anni mi sarò seduto dieci volte, al massimo. È pazzesco quanti angoli dentro una casa, anche piccola, rimangano poco frequentati. Sono lì, li vediamo ma non li viviamo. Macchie sui muri, piccole crepe lunghe massimo venti centimetri o un rilievo fatto dalla pittura bianca sulla parete: si apre un mondo che la routine prima del COVID-19 aveva celato come il tramonto che riesco a scorgere dalla posizione da cui sto scrivendo. È incredibile, sul serio.






E poi già ieri mi ero dato una regola sui tempi e ritmi di lavoro cercando di prepararmici sin dalla mattina. E quindi mi ero assolutamente vietato di rimanere in pigiama a tempo indefinito, la barba lunga o la doccia da fare quando ne avessi avuto voglia. No, non esiste, mi ero detto. Altrimenti tra qualche giorno avrò smesso di lavare i piatti lasciando pantaloni e camice gettati sul primo posto in sala. Cerchiamo di salvare un minimo di sanità mentale che se no, sai come finisce?, finisce che prendono campo i vizi.

E dunque dicevo… dopo pranzo mi ero già “imposto” di uscire a prendere una boccata d’aria, almeno fino a quando ciò mi è permesso. Permesso? Esatto.
Se c’è un aspetto che ho letto poco nel corso di questi giorni, e non soltanto in Belgio, è come riconfigurare la relazione tra “potere” e “libertà” nel prossimo futuro. In altre parole, mi chiedo se le disposizioni normative di questi giorni che regolano in modo fortemente restrittivo (a ragione mi verrebbe da dire…) il mondo aperto cui siamo abituati costituito anche dalla grande “orgia di movimenti” rappresentati dai viaggi attorno al tutto cui fa riferimento lo stesso Pascal Bruckner, non siano a rischio una volta che questa pandemia sarà terminata. Chi lo sa!

La passeggiata non è poi durata tanto, giusto un giro attorno gli stagni di Flagey per respirare un po’ e osservare anche il comportamento degli altri umani. E qui non ho potuto che constatare l’esistenza di uno scarto tra la rappresentazione che i media belgi fanno di questa vicenda e la realtà che emerge facendo anche solo una breve passeggiata. Le persone incrociate avevano un’aria, direi, rilassata (o così a me è parso). In una panchina una coppia di ragazzi si stava fumando dell’erba mentre in un’altra due tipe sorseggiavano pacatamente delle birre. E tutto questo mentre gli alberi sono magnificamente in fiore.





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