lunedì 23 marzo 2020

Diario della quarantena: giorno dieci




Hai mai pensato di cancellarti da Facebook?

Perché pensi che ci butti troppo tempo. Poi tanto la gran parte delle persone, alla fin fine, condivide il punto di vista che esprimi attraverso uno dei tuoi post, facendo un po’ l’effetto dell’“Echo chamber”.
Personalmente trovo utile Facebook e quindi seppur qualche volta penso che succhi troppo il mio tempo, sta ancora lì. Ma ho adottato una strategia alternativa. Già qualche anno fa, essendomi accorto del tempo che mi prendeva, avevo seguito il consiglio di un amico che, per poter limitarne l’uso, aveva disinstallato l’applicazione dal telefono.
Et voilà! Niente più Facebook sul cellulare. E poi sull’onda, avevo fatto la medesima cosa anche con Instagram con il vantaggio che  sui mezzi pubblici mi guardo intorno (quando li prendevo… ). O mi leggo qualche pagina. O chiamo un amico come è successo stamane.






Ovviamente gli argomenti sono sempre un po’ quelli. Che vuoi farci?, c’è poco da recriminare e quindi è tutto un “come stai?, che fai?, come va la quarantena?, hai visto quanti infettati?, hai sentito quanti morti? (anche se questa mattina mi interrogavo perché a Bruxelles regione c’è la metà di tutti i morti del Belgio. Mah…)”.

Insomma, sono un po’ queste le domande che servono per aprire una conversazione. Ma a pensarci bene bene, porca troia, questa quarantena ha cancellato anche una domanda che eravamo soliti farci, quando ci chiamavamo al cellulare. E se non era la prima domanda era senz’altro la seconda. Riflettici un attimo. E vedrai che è un po’ che non la poni. Tre, due uno…








Esatto. Abbiamo quasi completamente smesso di chiederci “dove sei?” e improvvisamente l’espressione “ti mando la posizione” o “inviami la tua posizione” diventa, come dire, archeologia lessicale. Non credo ci sia una sola persona sana di mente che oggi facendo partire una chiamata possa domandare, appunto, “dove sei?” senza timore di ricevere in cambio uno sberleffo dall’altro lato della cornetta.

E quindi non ti chiederò “dove sei?” ma ti domanderò invece “ma, tu, questa quarantena come te la stai vivendo?”



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