Diario della quarantena: giorno quindicesimo.
Me la sono segnata la nuova data. Il diciannove di aprile. Dunque,
ora mi preparo mentalmente a questa nuova scadenza. Con un po’ di apprensione, con
la faccia che sbuffa un pochetto con l’espressione “che due palle”. E quindi la
data del nuovo “confinement” proprio ieri sera è stata prorogata fino alla
prima settimana dopo Pasqua.
Non che avessi sperato in qualcosa di differente giacché la
tendenza altrove, senza considerare l’Italia, è analoga a quanto accade in
Belgio. Non so tu, ma io ho spesso la sensazione di stare sulle montagne russe,
quelle che vengono allestite ogni estate alla fiera di Midi. L’assenza di un ritmo
emotivo generalmente dato dalla consuetudine casa-lavoro viene colmato da un altro,
più volubile, che si cerca di osservare con un occhio cauto, per vederne gli
smottamenti interni, anche quelli più impercettibili.
E poi… scusa ne vogliamo parlare? È già tempo di ora legale!
Non so tu, ma io il passaggio dall’ora solare a quella legale che
accade questa notte mi ha sempre dato un “di più”, un moto di gioia per le
giornate che, già allungate, ora lo sono anche di più. Lo stupore che mi accompagna
i primissimi giorni dopo il cambio dell’orario me lo vedo in faccia tutte le
volte uscendo dall’ufficio, sorprendendomi per il fatto che sia ancora giorno.
Domani sera me lo voglio godere!














