martedì 17 marzo 2020

Diario della quarantena: giorno quattro



Questo quarto giorno di quarantena si è aperto con una notizia che mi ha messo subito di buon umore: un lavoro la cui scadenza era prevista tra una settimana è stato posticipato di oltre un mese. Dalla felicità ho deciso di usare un po’ di quell’erba che mi aveva regalato un mio amico tempo fa, alle dieci di questa mattina. La mattinata ha preso subito un po’ la direzione di una piccola vacanza che è continuata chiamando O. a Parigi e L. in Italia. Non so, ma non credo di essere l’unico nello scoprire forme di “vicinanza” affettiva che oltrepassano le frontiere incuranti dello spazio fisico e delle limitazioni che le disposizioni normative prescrivono. Sono forme di “vicinanza” affettiva avvolgenti come il salice piangente che si trova in mezzo agli stagni.





Restez chez vous” invitano le autorità francesi ai cittadini di Parigi. Certo! Che cosa significa il concetto di “chez vous”? Se è un appartamento ben attrezzato, ampio e magari soleggiato o, meglio ancora, una penthouse; allora questo concetto rimanda ad elementi di piacere. Al contrario, se la casa fosse altro? E se fosse:

“Home is where the hatred is
Home is filled with pain and it,
Might not be such a bad idea if I never, never went home again

O anche senza arrivare a ciò se “chez vous” significasse semplicemente troppo affollato, minuscolo, umido, cadente o sporco? Che fare? Non saprei, davvero.

Finito il pranzo come da regola prevista all’inizio di questa routine, era arrivato il momento di fare una passeggiata lungo gli stagni. L’aria era calda e in una giornata come quella appena trascorsa, un luogo come il “Belga”, il bar sulla piazza di Flagey, sarebbe stato pieno di sdraie e spritz mentre oggi, proprio di fronte al suo ingresso, c’erano solo tre ragazze sedute per terra che fumavano una sigaretta e niente più.
Forse è ancora troppo presto per uno sberleffo a tutto questo casino se proprio ora le “Conseil national de sécurité” si riunisce magari per deliberare ulteriori restrizioni alla nostra vita.

Ma forse a pensarci bene Till Eulenspiegel potrebbe aiutarci a prenderci gioco della catastrofe del momento, sciogliendo la tensione in un grande abbraccio analogo al monumento dedicato a Charles De Coster proprio davanti agli stagni di Flagey.








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