mercoledì 18 marzo 2020

Diario della quarantena: giorno cinque





È da stamane che mi interrogo se l’incubo avuto stanotte sia stato provocato o meno da questa forzata permanenza in casa. Non ricordo l’incubo (non li ho mai ricordati) ma quando mi sono svegliato ed ho rivolto uno sguardo veloce all’orologio ho visto che erano le tre e mezza. Forse, ripeto, forse, l’incubo poteva essere originato dalla paura del frigo vuoto? Magari no: non può essere, eddai, su! Sta di fatto che oggi pomeriggio appena varcata la soglia per la consueta boccata d’aria (ora per altro raccomandata anche dalle recenti disposizioni del governo federale, top!) lunga la via dove abito mi imbatto in un grande camion in fila che strombazza alla macchina davanti. Alzo lo sguardo, lo vedo e penso sia un segno del destino!







Insomma, da oggi anche il Belgio è ufficialmente in quarantena. Che poi a pensarci bene, dai!, non ti sembra che il sostantivo femminile “quarantena” appartenga ad un’altra epoca? Una rapida ricerca e uno scopre che tale lemma è associato a malattie come la lebbra, la sifilide, la febbre gialla e, a quella che ci fa stringere le spalle a sentirla tuttora nominare, alla peste. Sì, la peste! Piero Chiara ne racconta l’arrivo nell’estate del 1918 nel suo paese sul lago Maggiore ne “Le corna del diavolo”.







Una descrizione che mi ha colpito non solo per il fatto che contrariamente a quanto stiamo vivendo attualmente allora, la peste, falcidiava largamente i giovani, ma anche per la sequenza di sfiga che aveva colpito quella generazione. Aveva appena fatto in tempo a tirare il fiato dopo la fine del primo conflitto mondiale, con il suo pesante carico di morti, per ripiombare subito dopo dentro l’influenza spagnola. Perché?, vorresti urlare.

E così, dopo aver avuto il fortuito incontro con il camion del Delhaize ho pensato che, terminata la passeggiata, sarei dovuto andare a fare un po’ di spesa.
Dove?
Le carte dei tarocchi parlavano chiare: Delhaize! Arrivo e la guardia un po’ accaldata dal sole di oggi mi aggiorna sul fatto che ora, proprio ora, la situazione all’interno del supermercato è “très calme” e che la direzione, in ogni caso, ha deciso di prendere alcune precauzioni e fornire delle indicazioni più precise tipo queste.






Mi sembrano precauzioni e indicazioni di buon senso che si scontrano, tuttavia, con le facce preoccupate dei cassieri che sono prive di maschere protettive. Non se ne lamentano troppo (vivono stoicamente questa loro condizione di frontiera) o meglio fanno come per dire ”non possiamo farci nulla” visto che, sospira a mezza bocca uno di loro, “la precedenza va data agli ospedali”. E poi si spera in dio.
Torno a casa, aggiorno la mia compagna su quanto sta accadendo in giro, riapro il PC, vado sulla pagina di “le Soir” e sono colto dallo stupore di leggere un lancio su Weinstein. Sarà forse il bisogno dei redattori di tornare ad occuparsi di altro?




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